non mancano mai scherzi e cafoni, al telefono. per fortuna però i maniaci sessuali non chiamano da un po' su banca pandi. queste sono due chicche di ieri sera.
ho trovato su flickr.com questa foto del passo lavazè (l'autore è arancino): bellissima.
beh, domenica tornando verso trieste in realtà siamo andati prima sul lavazè a fare una breve passeggiata e poi ci siamo diretti verso predazzo, due passi ai mercatini, poi il passo san pellegrino, e via verso una colonna inspiegabile nella bassa agordina (processione religiosa che ha bloccato tutto il traffico per km e per credo tra la mezz'ora e l'ora in cui tiravo su il piede dalla frizione per avanzare qualche cm e poi giù sulla frizione e sul freno).
ah, sì, dovevo specificare: il malefico mi ha fatta guidare. se è sopravvissuto lui con la sua auto... d'altronde, ho fatto la patente il giorno prima di trasferirmi a trieste ormai quasi due lustri fa, e da allora le occasioni di guida sono state poche: non me la cavo poi male. ecco.
cmq, dicevo... sabato mattina il malefico è passato a prendermi a casa e siamo partiti tranquilli, senza sua cugina che voleva aggregarsi e farsi portare in valsugana da un'amica (che non è propriamente di strada, però vabbè una piccola deviazione si può anche fare). viaggio cantando alla musica della nuova autoradio che i suoi colleghi gli hanno regalato per il compleanno, pranzo a casa con mamma, anja e i due gatti. di cui il micio non m'ha considerata molto ma L sì! tsè. micio ingrato!
poi, visita ai nonni e alla zia nilla, la zia più bella che ci sia!
due passi in paese e al parco sono bastati a farmi scoprire una piccola zecca sulla coscia, la bastarda! e per fortuna c'era il malefico, mio eroe!! mai in vita mia una! e la sera, siamo andati al masi western show o come si chiama il cavalese western (non ho capito). bellissimo vedere i balli di gruppo, tutti con jeans wrangler, stivali da cowboy e cappello. splendidi.
domenica: pranzo coi nonni, mamma, anja, ad una sorta di baracchino carino tra cavalese e tesero, dove abbiamo mangiato in simpatia.
ecco, questo è più o meno il resoconto "freddo" del week-end, il lato "caldo" ... cercherò di lasciarlo andare, anche se non riesco più un po' per pudore, un po' per imbarazzo.
è stato un "caso" che il malefico mi avesse detto settimane fa: facciamo un giro in trentino. ed io zitta. e una settimana e più fa: perché non venite in trentino? ed io: ne parliamo.
e alla fine, è stato bello. la mamma bene non sta, però sembrava più tranquilla e forse forse pure serena, mia sorella più tranquilla e loquace, i miei nonni... poveri, ormai sono 88 anni per il nonno e 84 per la nonna. che ci vede poco e sente anche di meno, che con la testa a volte non c'è, che sono cmq belli. (anche se stressanti per la mamma, ma almeno un po' d'aiuto ce l'ha da olga, la superbadante. e con super intendo proprio super)
mi sento sempre trattata come una principessa dal malefico, come un gioiello. poi... che mi piace sentire il suo abbraccio, che mi piace che ha sempre qualche pensiero carino e spontaneo, che piano piano riesco a dire le cose senza problemi, che accetta e rispetta i miei tempi ma che sa anche dirmi con garbo che magari gli farebbe piacere una cosa o l'altra, che ha fiducia in me (diciamo pure che non è spassionato a guidar l'auto ma che a me il suo stile piace un sacco) e che mi fa sentire bene. ok, sembra un elenco freddo di cose, ma in realtà non è così. come dico sempre "ho una pessima reputazione da difendere" e quindi lasciarmi andare non è facile ed immediato, anche se piano piano viene più spontaneo.
e son contenta. e tranquilla. e tutto sembra più semplice.
anche il guidare l'auto che lui ti lascia per andare a far la spesa con le amiche che ridono per il tuo rapporto col cambio dell'auto che sta in avanti... con betta che dice che tutte le auto l'hanno davanti e con la sottoscritta che non ha mai guidato auto col cambio davanti, prima di questa!
passando ad altro: arrivo in callcenter puntualissima (solitamente qualche minuto prima per aprirmi pc, procedure ecc con calma), il supervisore mi prende al volo a braccetto per farci sposare dal capo callcenter... battute a parte: non è che potresti... insomma, il 15 e il 16 agosto la fessa di turno lavora. meglio così: se tutti stanno al mare, io me ne sto tranquilla da un'altra parte a non fare un piffero (e pagata qualcosina in più). il fatto è che si sarebbe potuto fare qualcosa col malefico e con gli amici. ma così posso recuperare un giorno di ferie... d'altronde, non c'erano altre soluzioni. o richiamare dalle ferie una collega in specifico -e non sarebbe propriamente carino- o precettare collegamica -e non sarebbe stato cmq corretto visti i presunti patti precedenti. insomma, ci sarà di che parlare.
per intanto vi saluto, qui i ragazzi dell'outbound stanno impazzendo dietro a dei sondaggi politici (per dire: come fai a trovare un ragazzo non diplomato, di età inferiore ai 34 anni, che non lavori e non ricordo che altro?!) mentre ad ondate arrivano tante chiamate insieme di banca pandi sempre dello stesso tenore di questo post... ed io ogni volta mi chiedo se davvero parlo arabo con aria piùchesemidisperata.
[ah, avevo dimenticato di ringraziare nietta13 per l'aiuto che mi dà quando ho dubbi su alcune cose in tedesco! cafona che sono!!]
scusate l'assenza, ma sono successe un po' di cose. tutte belle per carità, però anche paranoie. perché piano piano scopri lati belli di te e dell'altra persona, perché ti impauriscono, perché noi donne siamo atavicamente attratte dagli stronzi, perché ti chiedi se è normale tutto questo, se è normale che quando sei con lui stai benissimo e tutto sembra avere un senso ma quando sei lontana è come se fosse tutto diverso. se le tue paure (e non le hai solo tu), sono sciocche paranoie o meno. non voglio mollare, ci sto bene. se lo facessi, me ne pentirei. perché forse certe cose si costruiscono piano piano, perché sono diversa da una volta, perché boh è tutto così... così... strano e semplice. eppure è come se fossi all'u.c.a.s. (ufficio complicazioni affari semplici).
domani è il suo compleanno, e la sera io lavoro. per cui raggiungerò la bicchierata coi suoi colleghi soltanto dopo. gli darò il mio regalo stasera, spero gli piaccia. decisamente ho scelto quello che più piaceva a me (altro che saldi): semplice e lineare. il tutto passando da giulia, che mi è sembrata davvero gentile e simpatica, sia in termini assoluti sia in termini relativi, considerando la cafonaggine in giro in questa città: sembra quasi che i commercianti ti facciano un favore ad accettare i tuoi soldi. non l'ho mai capito! però negli ultimi anni in genere la situazione è un pelino migliorata.
che altro? avrei un sacco di cose da raccontare ma non ho la testa. questo week-end andiamo (sì, ho detto andiamo) in trentino a casa da mammà. per fortuna non siamo al sud, dove portare a casa il proprio ragazzo significa fidanzamento ufficiale con praticamente matrimonio in futuro. anche perché dopo così poco tempo, di definito c'è solo un monte di paure da vagliare piano piano e da sfatare passo passo. e con tanta pazienza.
insomma, pazienza, mattoncino dopo mattoncino, non mollare.
ah già, versione acidume: ieri ho risposto male in ufficio, ma cavoli stavo uscendo matta. ho lavorato più io che gli altri, praticamente. da sola gestirmi chiamate superiori alla media di erratic-moda, non è possibile. ma tralasciamo le polemiche... ora chiudo, che ho mal di testa.
a domani, con calma. che in questi giorni è stato un po' stressante. ma per fortuna c'è lui. il malefico. malefico proprio perché è tutt'altro. ma il post su il malefico, alla prossima.
io non so, forse parlo arabo e non ne sono cosciente.
location: callcenter
orario: indifferente
chi: utenti x che chiamano me per avere info sull'incasso di un assegno
ora, se mi chiedi la filiale in cui incassare l'assegno, ti dico che se non sei correntista di quella banca (che tra l'altro ha determinati segni sopra e te lo spiego) non te lo liquidano, a maggior ragione se ci sono quei famosi segni sopra; ti dico di depositarlo sul tuo conto corrente, mi dici che non hai conto correnti (...a me pare anacronistico ma sembra che pochissimi di quelli che chiamano abbiano un conto...) e ti rispondo di chiamare il numero di telefono indicato nella lettera (sembra ti stia dicendo cose incredibili e che non c'è scritto nulla di quanto io ti dico...), perché insisti a chiedermi in quale filiale andare? perché mi chiedi quale è la più vicina al tuo quartiere? ti pare che posso conoscere gli stradari di ogni città italiana? no, dimmelo! ora, hai pienamente ragione a lamentarti che l'assegno è arrivato tardi (se avessi un conto...), che è un casino incassarli (se avessi un conto...), che l'ufficio che devi chiamare spesso non risponde (che ti devo dire, non posso farci nulla), che... tutto quello che vuoi. è scandaloso il fatto che tu dovrai per forza (ma non te lo posso dire io) aprirti un conto corrente o un libretto o qualche rapporto di addebito/accredito in qualche banca (possibilmente in quella per cui ti sto rispondendo). ma! se ti dico che non ti serve a nulla andare in una filiale della banca (e magari te l'avevo già detto), è inutile che insisti. e soprattutto è inutile che mi chiedi a quali altre banche è associata: se non ti cambiano l'assegno le filiali di questa banca, a maggior ragione non te lo cambiano altri istituti di credito!
è brutto da dire ma... rinunciaci. punto. a me dispiace, ti darei anche ragione, ma se ancora insisti, rischi di sentirti trattato come il povero pirla quale sei: te l'ho detto ridetto ripetuto e spiegato. basta!
scusate ma sono nervosa. ho bisogno di tempo che non ho per fare traduzioni e per fortuna sono riuscita a subappaltare qualcosina. ma non abbastanza.
le cose quotidiane sono così semplici. eppure così belle. e pure così emozionanti.
andare al mediaworld a comprare la stampante nuova, dei cd ed una penna usb. da intimissimi per il completo color carne da mettere col vestitino che... sì l'avevi notato... la cassa d'acqua alla coop. le nuove tessere della pam ed una èperte davvero...
vieni con me alla festa? se mi fa piacere... ma come, siamo sempre a manina... eh ma...
le cose fatte insieme sono spesso così semplici e splendide.
con collegamica1e2 che ti sfottono perché sei più zuccherosa e (forse) meno acida del solito.
passando di pali in frasche: oggi ho chiamato un negozio di erratic moda in germania per fare una procedura di riallineamento delle connessioni, solo che avevano problemi per cui ho richiamato le due signore dopo del tempo. per fortuna m'è venuta in mente una cosa che mi è stata detta ieri da uno dei tecnici sui provider usati dai negozi erratic moda in germania, così ho giustificato le difficoltà della connessione. nel frattempo la signora tutta contenta diceva che ero paziente io (ed io che è paziente lei, senza specificare che io sono ancora una novellina sul servizio). nel frattempo mi sentivo contenta di poter parlare tedesco quasi fluidamente come una volta. alla fine saluto la signora e la ragazza che sentivo lì vicina augurando buona serata e mentre chiudevo sentivo una frase che suonava più o meno così: ma che dolce che è...
sono contenta. sono queste piccole cose che fanno bene al cuore. e ti fanno dimenticare la telefonata dal negozio di londra dove la tipa non parla inglese (addirittura collegamica1 ha difficoltà a capire tutto, però lei l'inglese lo sa decisamente meglio di me anzi direi decisamente bene) ma credo cockney o come si chiama... cavoli, distinguo le parole di tanti stranieri parlanti inglesi e di lei non capivo nulla. è arrivata a dirmi che chiamava da londra che sta in inghilterra. le ho detto che so che londra sta lì... ma vabbè. tanto poi non potevamo aiutarla, richiamerà domattina e se la ciuccerà la parrucca. tiè.
ora chiudo che ho finito e passa L a prendermi. evviva!
con rassegnazione ho chiesto informazioni sul mio futuro. ma sinceramente mi vien da piangere.
per ora niente immagine da abbinare. il vuoto.
e il colore grigio rispecchia il mio occhio singhiozzante, nonostante fuori, finalmente, splenda il sole.
è una stronzata, niente di che, ma oggi ho bisogno di sfogare tutto quello che ho dentro.
gli aggiornamenti, un'altra volta.
(e mi verrebbe voglia di privatizzare il blog e sparare a zero su un po' di situazioni. o forse devo trovare il modo di farlo senza rischiare denunce. accettasi consigli)
e oggi mi tocca lavorare. solitamente il sabato pomeriggio non chiama nessuno e fino alle 19 spero che sia così. il servizio è quello di paris, la spia d'oltralpe, la collegamica che chiamo via messenger o cellulare se non so cosa rispondere, hehehe. è il servizio in lingua, quello per uno stilista.
che dire? ah, sì!! l'estathe. è colpa dei miei genitori, c'è poco da fare. nella mia infanzia salutare è mancato l'estathe (una volta bevevo solo il the alla pesca, ora mi viene il voltastomaco e prendo solo quello al limone o altri tipi), questo the assolutamente chimico, dal gusto falso ma gradevole e tuttosommato anche dissetante. solo che ho l'impressione che crei dipendenza, perché dopo secoli ho deciso di provarlo ed ora non posso farne a meno: se non compro l'acqua, prendo solo cocacola (quella originale, che a me quelle altre cose in stile cola fanno schifo) se non c'è il the. e se dev'essere the... che sia estathe. mi sono rovinata. dicevo, è colpa dei miei genitori che -saggiamente- me ne hanno sempre tenuta lontana.
battute a parte, l'altroieri sera sono andata a vedere il film sex and the city con collegamica. devo dire che lo pensavo più acido, invece era carino. non malaccio. non avendo visto il telefilm non so giudicare, però era carino dai. ieri sera invece con collegamica2 sono andata all'immancabile kebab: il solito, non serve nemmeno aprire il menüüü (come direbbe la parrucca). e poi a vedere il divo, il film su giulio andreotti. credo che abbia ragione betta quando dice che solo su andreotti si può fare un film simile: chiunque altro avrebbe querelato regista&co.
certo che tra andreotti e berlusconi (il divo e il caimano) abbiamo di che riflettere e preoccuparci... ne facciamo film, ma poi? resta tutto tale e quale. sono personaggi che nonostante tutte le accuse, restano impuniti. voglio dire: di mille cose di cui vengono accusati, ci sarà pure un barlume di verità, o no? ora, se io povero disgraziato disoccupato rubo un giocattolo per i miei figli (ndr, come da locandina de il piccolo, quotidiano locale), sicuramente mi becco qualche periodo da passare "al fresco". mentre loro?
è sempre il solito discorso "la giustizia è uguale per tutti, solo che per alcuni è un po' più uguale che per altri".
poi penso alla storia di Carlo e di altri uomini: noi donne abbiamo un potere mica da ridere. se accusiamo un uomo di violenze, negli usa è facile che vinciamo anche se non è vero. e così roviniamo gli uomini e le loro famiglie. negli states sembra che accusare un uomo di violenze sessuali stia diventando una professione. d'altronde, se sei vittima di un crimine, ti becchi la pensione dallo stato e sei tutelatissima. a questa gente toglierei l'appellativo di donna. e pensare che ci sono donne che non riescono o possono ottenere giustizia per reali violenze! che nervi!!
mi chiedo come fa la sig.ra rebecca mckay white a dormire e a vivere serena, con che coscienza!!
credo che a costo di chiedere un prestito, voglio assistere alla sentenza di innocenza di Carlo e a quella di colpevolezza di tutti coloro che hanno distrutto la vita di Carlo e dei suoi cari. e voglio guardare in faccia quella signora.
(tra l'altro, oggi c'era il sole, sono in infradito e senza ombrello. chiaramente piove. spero che per le sette smetta quel tanto che io possa tornare a casa)
Mi ero portata in treno il portatile per potermi guardare il film Momo sull'Eurostar tra Venezia e Firenze, ma non ho fatto il conto con la categoria “passeggeri”: appena arrivata al mio posto sono stata investita di parole da un gruppo di signore/i californiani di San Diego... morale della favola, gli 8 posti (4+4) dove stavo seduta io sono diventati una fonte di intrattenimento simpatico dove si parlava metà americano e metà spagnolo, dove una delle signore ha provato a far scambiare il numero di cellulari ad altri due ragazzi italiani, dove ci hanno fatto foto ricordo che ci manderanno via mail, dove ho raccontato della storia di Carlo. Alla mia sinistra c'era il loro prete. Vecchio ma simpatico, anche se faticavo un po' a capirlo perché parlava un po' strascicato. Insomma, hanno tenuto banco tutto il tempo e hanno cercato di capire l'età di noi 4 italiani. La mia -com'era prevedibile- l'hanno sbagliata. Unica nota diversiva: non credevano che avessi 28 anni ma 18. Ora, capisco tutto, so che me ne danno sempre 4 di meno, ma addirittura dieci... Tra vent'anni mi trasferirò da loro. Anzi no. Ho detto –con la mitica Valentina– che andremo negli Usa a vedere quella CENSURA di donna condannata al posto di Carlo. E quel giorno -brutto da dire ma è la verità- gioiremo.
Sono partita da Trieste che mi si annunciava pioggia in Toscana. In questo momento -mentre scrivo, non pubblico- sono partita da poco da Firenze ma non piove ma l'asfalto è bagnato. Spero che a Pescia, dalla nonna, non piova. Male che vada, c'è papà in auto hehehe. Domani sarà una giornata interessante, speriamo serva davvero.
Oggi, andando via dal call-center ho scoperto che una mia “collega” qualche anno fa ha fatto un esame di criminologia (alla facoltà di psicologia di Trieste) parlando anche di Carlo! Sono rimasta esterrefatta. Ne ho parlato con Vale, vediamo se riesco a scoprire di più la settimana prossima e vediamo poi come muoverci: interessante come cosa, no?
Infatti quando l'ho scritto a Vale la sua risposta è stata un telefonico “MA D DAI?”
Al lavoro il solito, nessuna novità per ora. Anche se... vabbé, ne riparleremo più avanti. Perché temo che ci sarà qualche novità.
Il tipo, L è la sua iniziale, ieri l'ho visto di sfuggita perché sono andata dove lavora a prendere alcune cose e poi a lasciargli il dvd. E mi ha lasciato un omaggino, un porta-cellulare. Che in realtà io già avevo di un altro colore, ma è stato carino da parte sua. L'imbarazzo c'era ma sono rimasta un po' delusa perché non ha capito che ci sono rimasta male l'altra volta. Mi sa che gli manderò un sms e glielo dirò tout-court.
Per il compleanno (giusto per continuare a passare di pali in frasche) ho ricevuto da Diego e Christina Amrita di Banana Yoshimoto. Lo sto leggendo e devo dire che ci sono spunti interessanti. Non è una storia molto veloce, il libro scorre abbastanza e mi spiace di non conoscere il giapponese per leggerlo in originale perché per quanto buona possa essere quella traduzione (forse la migliore possibile), ci sono cose che mi disturbano un po'. Pignoleria per deformazione professionale...
Che altro? Avrei mille cose in testa, da dire e da tacere. Per esempio -dando soddisfazione a certe persone- che sono amareggiata per il comportamento di chi ha sprecato parole con me e non vi ha dato il giusto peso. Io non dico spesso ti voglio bene ma cerco di dimostrarlo. Non dico sei un'amica preziosa e non ci perderemo, dovesse anche andar male con la tal persona, io a te sono affezionata ecc ecc ecc. Non faccio promesse, ma le mantengo lo stesso. Magari sparisco ogni tanto con qualcuno, ma ci sono. Non ignoro le persone a cui dico certe cose. E non le tratto con sufficienza. Sono stata redarguita per il mio rapporto con la virtualità. Beh, cari miei, a me la virtualità non dà fastidio se posso realizzarla. Se posso concretizzarla. Mi stufo delle persone che non posso conoscere realmente o con cui non si instaura un “rapporto” pseudo-quotidiano come col blog ecc (insomma, potervi associare una foto, una voce, una stretta di mano, qualcosa che lo faccia uscire dalla virtualità in qualche modo). Ma non nego l'interazione con la virtualità. E soprattutto non mento su questo. Ho conosciuto molte persone tramite il web e con alcune è nata una vera amicizia anche a distanza, anche senza essersi mai abbracciate dal vivo. E se qualcuno mi contatta, non rispondo solo per “cortesia”. Forse virtualmente si è protetti e si può essere un po' più se stessi senza paura di essere feriti dall'altra persona. Anche se in realtà c'è il modo per ferire gli altri anche solo virtualmente. Di persona sono più timida, talvolta sembro più aggressiva e più fredda, ma si capisce che spesso è una copertura. Una difesa. Ma anche parte del carattere, non lo voglio certo negare.
Mi ha molto amareggiata il comportamento di una persona che ha ferito qualcuno a me caro. Adducendo quelle che per me sono forse verità ma che sono smentite da altri atteggiamenti che in qualche modo negano il detto. Preferisco verità nude e crude a belle parole simil false. Soprattutto non amo esser fatta passare per scema da chi si mostra super ma che in fondo sta facendo la stessa cosa che recrimina ad altri.
Insomma, un po' di coerenza e correttezza. Soprattutto se si tratta di ferire più persone ed amareggiarne altre.
E basta raccontar favole, che quelle di solito hanno una bella fine, e questa è patetica.
Le promesse hanno un valore sacro per me. Non amo che me le si facciano quando so che non verranno mantenute. E poi la gente si offende se chiedo di non farmi promesse. Basta vedere anche G: siamo al 30 maggio e lui diceva entro giugno. Posso anche concepire che ciò significhi entro la fine di giugno, ma intanto, dopo settimane in cui l'ho bloccato su msn, l'ho sbloccato, lui non s'è minimamente chiesto dove fossi finita e come stessi. Va benissimo, insomma, ciò conferma quello che ormai sappiamo tutti: si rifà vivo quando scade il tempo della mia presunta “dipendenza” da lui e quando inizia il momento di totale distacco da lui. Giusto per scongiurarlo, lui si fa vivo puntuale come un orologio svizzero pensando di rifarsi l'ego grazie a me. Col cavolo!
Poi... un'altra cosa che voglio dire: su uno dei siti di poesie qualcuno non scrive più, qualcun altro continua a cambiare nick (tuttavia lo si riconosce facilmente), ne è arrivato un altro (ma secondo me potrebbe essere il primo) che per stile può sembrare il mio (non certo per scelte lessicali anche se per struttura a volte forse sì, solo che io faccio in genere versi e poesie più brevi) ma che non lo è. Il nick secondo me è toscaneggiante e questo avallerebbe la mia teoria sulla paternità del nick, lo stile è conosciuto, questa sensazione che altri hanno che sia io è un macigno sul fatto che questa persona mi conosca abbastanza bene. Ora: fai pure il gioco che vuoi, ma lasciami fuori dalla tua guerra. Sono uscita dal sito per sottrarmi a te, ai tuoi giochetti, alla tua falsità ed ipocrisia, alla tua guerra con altri, al tuo farmi fare da altri (vigliaccamente) guerra, al tuo istigarmi che tanto lo so che ritorni. Lasciami in pace. Tanto non ci credo che non scrivi più. E resto dell'idea che due stili che si avvicinano troppo in più occasioni non siano poi una coincidenza. E mi fa ridere questo soprattutto per la pateticità, per il falsamente etereo, per la banalità e ripetitività di certe cose.
Hai preso in giro chi ti pareva, hai giocato e ti sei nutrito della mia sensibilità e delle mie emozioni, ora lasciami in pace che tanto non ci casco più e da me riceverai solo veleno, fintanto che non avrai il coraggio di dirmi tu stesso ciò che io in parte già so. E presuntuosamente lo dico.
Crogiolati con i sudditi che ti sei creato, tienteli stretti perché presto si accorgeranno -come hanno fatto tanti altri- di chi pretendi essere ma non sei. Dichiarati ferito perché la gente s-parla di te, ma sei tu che hai dato loro occasioni, argomenti, motivi di farlo: la gente vuole capire, la gente vuole trovare un motivo per cui scusarti o capirti. Ed è stufa di rovesciar addosso compassione per chi forse davvero la merita.
Continua pure a provocare, ti darò soddisfazione se lo vuoi.
Ora basta con lo sfogo.
io non capisco, sarò tarda od ingenua: perché se leggi i giornali (basta anche lo stesso numero dello stesso giornale) o guardi su web (stesso sito) trovi che X è la modella/attrice/soubrette (ne esistono ancora??)/velina/ecc. (idem per i maschietti) più sexy/ più questo/ più quell'altro? ora, se IL/LA PIù è assoluto, non è relativo da pagina a pagina...
sarò io esagerata o non capisco una mazza... a me pareva che l'italiano fosse chiaro... mah...
beh con questo mi tocca riaprire la categoria "litagliano" che avevo aperto sul vecchio blog.
cominciamo con i miei dubbi e le mie perplessità:
per oggi mi fermo che se no mi inacidisco. ché ne avrei una carrellata da dire.
io abuso di miliardi di simboli ma non li uso con altre persone, non in mail non in blog non in forum. ho trovato un link utilissimo di un file pdf con semplici e brevi REGOLE DI SCRITTURA ad uso ed abuso di tutti. cliccateci sopra e fatene tesoro. riassumono ciò che io scrivevo nel vecchio blog.
buona giornata, dopo per pranzo, il gelato e passeggiata.
domanda: perché al telefono quando mi chiedono il nome, tutti capiscono -nel migliore dei casi- LISA (o luisa federica o qualsiasi nome) e non elisa, perché tu idiota di donna hai capito E e non il resto?! perché mi chiami per fare un'operazione per la quale hai bisogno che ti tenga la mano telefonicamente ma fai tutto da sola? e quando ti dico che non ti riesce è per questo motivo, tu NON fai come ti dico ma fai di testa tua? perché se ti dico di mandare un fax mi chiedi con chi devi parlare, se ti rispondo di mandare il fax tu mi poni un'altra domanda del tipo "una mail non sarebbe più veloce?" alla quale ti re-rispondo di mandare un fax?? forse -dico forse- per ora la compagnia non riconosce le mail come documento con valore ufficiale. e forse le leggi dello stato ancora non lo prevedono. così, ad occhio e croce.
ditemi: perché??